Padre Nostro continua dalla prima . Dal Vangelo come mi è stato Rivelato di Maria Valtorta .

3.  IL “PADRE NOSTRO”CHE GESÙ’ RISORTO PREGA E RISPIEGA AI SUOI UNDICI APOSTOLI, AL LIMITE PIÙ ALTO DEL GETSEMANI.

Gesù Risorto è apparso ai Suoi Apostoli nel Getsemani e fa per andarsene ma…

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[… ]Gesù fa per andarsene. Giovanni, al quale il fratello e l’altro Giacomo insieme a Pietro e Bartolomeo hanno parlato sottovoce, si alza e lo segue dicendo:

«Gesù, mio Dio. Noi speravamo di dire con Te l’orazione al Padre tuo. La tua orazione. Ci sentiamo poco perdonati se Tu non ci concedi di dirla con Te. Noi sentiamo di averne tanto bisogno…».

«Dove due sono uniti in preghiera, là sono Io in mezzo a loro. Dite allora fra voi l’orazione e Io sarò fra voi».

«Ah! Tu non ci giudichi più degni di orare con Te!», grida Pietro col volto nascosto fra le erbe, non tutte monde del Sangue divino, e un grande pianto.

Giacomo d’Alfeo esclama: «Noi siamo infelici, frat… Signore».

Si riprende tosto, dicendo “Signore” in luogo di “fratello”. E Gesù lo guarda e dice:

«Perché non mi dici fratello, tu, del mio sangue? Fratello a tutti gli uomini, a te lo sono doppiamente, triplicemente, come figlio d’Adamo, come figlio di Davide, come figlio di Dio. Termina la tua parola».

«Fratello, mio Signore, noi siamo infelici e stolti, Tu lo sai, e più stolti ci fa l’avvilimento in cui siamo. Come possiamo dire con l’anima la tua orazione se non ne sappiamo il significato?».

«Quante volte, come a fanciulli minorenni, Io ve l’ho spiegato! Ma più duri di cervice che il più distratto degli scolari di un pedagogo, voi non avete ritenuto la mia parola!».

«È vero! Ma ora la nostra mente è confitta sulla nostra tortura di non averti capito… Oh! nulla abbiamo capito! Io lo confesso per tutti! E ancora non ti comprendiamo bene, o Signore. Ma, te ne prego, l’indulgenza per il nostro male traila dallo stesso male che ci fa ottusi. Tu eri spirato e il grande rabbi urlò la verità dell’ottusità di Israele, là, ai piedi della tua Croce. E Tu, Dio onnipresente, liberato Spirito di Dio dalla carcere della Carne, hai sentito quelle parole: “Secoli e secoli di cecità spirituale stanno sulla vista interiore”, e ti ha pregato: “In questo pensiero, prigioniero delle formule, penetra Tu, Liberatore”. O mio adoràto e adorabile Gesù, che ci hai salvati dalla Colpa di origine prendendo su Te i nostri peccati e consumandoli nell’ardore del tuo amore perfetto, prendi, consuma anche l’intelletto nostro di ostinati israeliti, dacci una mente nuova, vergine come quella di un infante uscito ora da un seno, smemoraci per riempirci della tua sola sapienza.

Tante cose del passato sono morte in quel giorno orrendo. Morte con Te. Ma, ora che sei risorto, fa’ che nasca in noi un nuovo pensiero. Creaci un cuore e una mente nuova, Signor mio, e noi ti capiremo», prega Giovanni.

«Non sta a Me questo compito, ma a Colui di cui vi ho parlato nell’ultima Cena. Ogni mia parola si perde nell’abisso del vostro pensiero, in tutto o in parte, o resta serrata e chiusa nel suo spirito. Solo il Paraclito, quando sarà venuto, estrarrà dal vostro abisso le mie parole e ve le aprirà per farvi comprendere lo spirito di esse».

«Ma Tu ce lo hai infuso», obbietta lo Zelote. «Ma Tu hai detto che, quando Tu fossi andato al Padre, Egli, lo Spirito di Verità, sarebbe venuto», obbietta, insieme allo Zelote, Matteo.

«Ditemi: quando un bambino nasce ha l’anima infusa?».

«Certo che l’ha!», rispondono tutti.

«Ma quest’anima ha la Grazia di Dio?».

«No. La Colpa d’origine è su essa e la priva della Grazia».

«E l’anima e la Grazia di dove vengono?».

«Da Dio!».

«Perché allora Dio non dà addirittura un’ anima in grazia alla creatura?».

«Perché Adamo fu punito, e noi in lui. Ma, ora che Tu sei divenuto il Redentore, così sarà».

«No. Così non sarà. Gli uomini nasceranno sempre impuri nella loro anima, che Dio ha creata e che l’eredità d’Adamo ha maculata.

Ma, per un rito[19] che vi spiegherò un’altra volta, l’anima infusa nell’uomo sarà vivificata della Grazia e lo Spirito del Signore ne prenderà possesso.

Voi però, battezzati con l’acqua da Giovanni, sarete battezzati col fuoco della Potenza di Dio. E allora veramente lo Spirito di Dio sarà in voi. E sarà il Maestro che gli uomini non possono perseguitare né scacciare, e che nell’intimo vi dirà lo spirito delle mie parole e molte altre istruzioni. Io ve l’ho infuso perché soltanto per i miei meriti ogni cosa può aversi ed esser valida. Aversi Dio, e aver validità la parola di un delegato di Dio. Ma ancor non è in voi, come Maestro, lo Spirito di Verità».

«Ebbene, così sia. A suo tempo verrà. Ma intanto facci sentire il tuo perdono. Siici Maestro, o mio Signore. Ancora, ancora, poiché Tu lo hai detto che bisogna perdonare settanta volte sette», insiste Giovanni e termina – è il più fidente e amoroso sempre – osando prendere fra le sue la Mano sinistra di Gesù, pendente lungo la persona, e sulla quale la luna pare rendere ancor più grande lo squarcio del chiodo: «Tu che sei la Luce eterna, non permettere che i tuoi servi restino nelle tenebre», e bacia le dita lievemente, sulla punta, queste dita rimaste un poco piegate, proprio come sono quelle di chi fu ferito ed è guarito ma i nervi ne restano lievemente contratti.

«Venite. Saliamo più in alto e diremo insieme l’orazione», concede Gesù lasciando la sua mano in quelle di Giovanni, mentre già cammina verso il limite più alto del Getsemani, verso la via alta che, per il campo dei Galilei, va a Betania.

Anche qui si vede che le opere di delimitazione volute da Lazzaro sono in corso. Anzi qui, più lontano dalla casa del guardiano dell’uliveto, già è alzato un muro liscio e alto, che segue la siepe e il sentiero a curve che erano il limite del Getsemani.

Gerusalemme, in basso, esce lentamente dalle tenebre anche nelle parti a ponente, poiché la luna è ora allo zenit e imbianca tutte le cose col suo falcetto sottile, lucente come una fiamma diamantata posata sul cupo del firmamento, sul quale palpitano le corolle luminose di un numero incalcolabile di stelle, delle così inverosimili stelle dei cieli d’oriente.

Gesù apre le braccia nella sua consueta posizione di preghiera e intona:

«Padre nostro che sei nei Cieli».

Si interrompe e commenta: «Che Padre sia, ve ne ha dato prova l’avervi perdonato. Voi, più di tutti tenuti a perfezione, voi, così beneficati e così, come voi dite, inetti alla missione, quale Signore, che non vi fosse Padre, non vi avrebbe puniti? Io non vi ho punito. Il Padre non vi ha punito. Perché ciò che fa il Padre, il Figlio fa; perché ciò che fa il Figlio, il Padre fa, essendo Noi una sola Divinità unita nell’Amore. Io sono nel Padre, e il Padre è con Me. Il Verbo è sempre presso Dio, il quale è senza principio. E il Verbo è da prima di tutte le cose, da sempre, da un’eternità che ha nome sempre, da un presente eterno presso Dio, ed è Dio come Dio, essendo il Verbo del Pensiero divino.

Quando dunque me ne sarò andato, pregando così il Padre nostro, mio e vostro, onde fratelli siamo, Io primogenito, voi minori, vogliate vedere sempre anche Me nel Padre mio e vostro. Vogliate vedere il Verbo che vi fu “il Maestro” e vi amò sino alla morte e oltre la morte, lasciandovi Se stesso in cibo e bevanda perché voi foste in Me ed Io in voi sinché dura l’esilio, e poi Io e voi nel Regno per il quale vi ho insegnato a pregare:

“Venga il Regno tuo” dopo che abbiate invocato che le vostre opere santifichino il Nome del Signore dandogli gloria in Terra e in Cielo. Si. Non sarebbe il Regno per voi in Cielo, il Regno per quelli che crederanno come voi, se prima non aveste voluto il Regno di Dio in voi con la pratica reale della Legge di Dio e della mia parola, che è il perfezionamento della Legge, avendo dato, nel tempo della Grazia, la Legge degli eletti, ossia quella di coloro che sono oltre le costituzioni civili, morali, religiose del tempo mosaico, già nella Legge spirituale del tempo di Cristo.

Voi lo vedete cosa è aver la vicinanza di Dio, ma non Dio in voi; cosa è aver la parola di Dio, ma non la pratica reale di quella parola.

Ogni misfatto si è compiuto per questo aver Dio vicino, ma non nel cuore; per questo avere la conoscenza della parola, ma non l’ubbidienza ad essa. Tutto! Tutto per questo. L’ottusità e la delinquenza, il deicidio, il tradimento, le torture, la morte dell’Innocente e del suo Caino, tutto è venuto per questo. Eppure, chi come Giuda fu amato da Me? Ma non ebbe Me-Dio nel suo cuore. Ed è il dannato deicida, l’infinitamente colpevole come israelita e come discepolo, come suicida e come deicida, oltre che per i suoi sette vizi capitali e ogni altra sua colpa.[20]

Regno di Dio in voi ora si può con più facilità aversi, perché Io ve l’ho ottenuto con la mia morte. Io vi ho ricomprati col mio dolore. Ricordatevelo. E nessuno calpesti la Grazia, perché essa è costata la vita ed il Sangue di un Dio. Sia dunque il Regno di Dio in voi, uomini, per la Grazia; sia sulla Terra, per la Chiesa, sia nel Cielo, per il popolo dei beati che, avendo vissuto con Dio in cuore, uniti al Corpo di cui Cristo è il Capo, uniti alla Vite di cui ogni cristiano è tralcio, meritano di riposare nel Regno di Colui per il quale tutte le cose sono state fatte: Io che vi parlo e che ho dato Me stesso alla Volontà paterna perché tutto potesse essere compiuto. Onde Io posso insegnarvi, senza ipocrisia, che va detto:

“Sia fatta la tua volontà in Terra come in Cielo“. Come Io abbia fatto la volontà del Padre mio, persino le zolle, le erbe, i fiori, le pietre di Palestina, e le mie carni ferite, e tutto un popolo possono dirlo. Fate come Io ho fatto. Sino all’estremo. Sino alla morte di croce se Dio lo vorrà. Perché, ricordatevelo, Io l’ho fatto, e non c’è discepolo che valga misericordia più di Me. Eppure Io ho consumato il più grande dolore. Eppure Io ho ubbidito con perpetue rinunce. Voi sapete. Più ancor comprenderete in futuro, quando assomiglierete a Me bevendo un sorso al mio calice…[21] Datevi questo pensiero costante: “Per la sua ubbidienza al Padre, Egli ci ha salvati”. E, se volete essere salvatori, fate ciò che Io ho fatto.

Vi sarà chi conoscerà anche la croce[22], chi la tortura dei tiranni[23] e chi la tortura dell’amore, dell’esilio dai Cieli ai quali tenderà sino all’età più tarda prima di salirvi [24] Ebbene, in ogni cosa sia fatto ciò che Dio vuole.

Pensate che supplizio di morte o supplizio di vita, mentre vorreste morire per venire ove Io sono, sono uguali, se fatti con ilare ubbidienza, agli occhi di Dio. Sono la sua Volontà. Perciò santi sono.

“Dacci il pane nostro quotidiano”. Giorno per giorno, ora per ora. È fede. È amore. È ubbidienza. È umiltà. È speranza questo chiedere il pane di un giorno e accettarlo come è. Oggi dolce, domani amaro, molto, poco, con spezie o con cenere. Sempre quale è giusto. Lo dà Dio che è Padre. È dunque buono.

Un’altra volta vi dirò dell’altro Pane, che salutare sarebbe di voler mangiare ogni giorno, e di pregare il Padre di mantenerlo. Perché guai a quel giorno e a quei luoghi dove venisse a mancare per volere d’uomini![25]

Ora gli uomini voi vedete quanto sono potenti nelle opere loro di tenebre. Pregate il Padre che Egli difenda il suo Pane e ve lo dia. Tanto più lo dia, più le tenebre vorranno soffocare la Luce e la Vita, come in Parasceve fecero. La seconda Parasceve sarebbe senza risurrezione. Ricordatelo tutti. Se il Verbo non potrà più essere ucciso, ancor uccisa potrebbe essere la sua dottrina e spenta la libertà e la volontà, in troppi, di amarlo. Ma allora anche Vita e Luce sarebbero finite per gli uomini. E guai a quel giorno! Vi sia di esempio il Tempio. Ricordate: ho detto “è il grande Cadavere”. [26]

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Peccatori tutti, siate dolci ai peccatori. Ricordate le mie parole: “A che guardi la pagliuzza del fratello se prima non levi la trave dal tuo occhio?”.

Quello Spirito che vi ho infuso, quell’ordine che vi ho dato vi dànno facoltà di rimettere, in nome di Dio, i peccati del prossimo. Ma come potrete farlo se a voi non ve li rimette Dio?

Parlerò altra volta di ciò. Per ora vi dico: perdonate a chi vi offende per esser perdonati e per avere diritto di assolvere o condannare. Chi è senza peccato può farlo con piena giustizia. Chi non perdona, ed è in colpa e finge scandalo, è un ipocrita e l’Inferno lo attende. Perché, se ancora sarà misericordia ai pupilli, severo sarà il verdetto per i tutori dei pupilli, colpevoli di colpe uguali o maggiori, pur avendo la pienezza dello Spirito a loro aiuto.

“Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”[27].

Ecco l’umiltà, pietra basilare della perfezione.

In verità vi dico di benedire chi vi umilia, perché vi dà il necessario per il vostro celeste trono.

No. La tentazione non è rovina, se l’uomo umilmente sta presso il Padre e gli chiede di non permettere che Satana, il mondo e la carne trionfino su lui. Le corone dei beati sono ornate delle gemme delle tentazioni vinte. Non cercatele. Ma non siate vili quando esse vengono. Umili, e perciò forti, gridate al Padre mio e vostro: “Liberaci dal male”, e vincerete il male. E santificherete veramente il Nome di Dio con le vostre azioni, come ho detto in principio, perché ogni uomo vedendovi dirà: “Dio è, perché essi da dèi vivono, Dio. tanto perfetta è la loro condotta”, e a Dio verranno, moltiplicando i cittadini del Regno di Dio.

Inginocchiatevi, che Io vi benedica e la mia benedizione vi apra la mente a meditare».

Si prostrano al suolo ed Egli li benedice, e scompare come fosse assorbito dal raggio lunare. Dopo un poco gli apostoli alzano la testa, stupiti di non sentire altre parole, e vedono che Gesù è sparito… Si riabbattono col volto al suolo nel tremore, vecchio di secoli, di ogni israelita che abbia la percezione di essere stato a contatto con Dio quale è in Cielo.[28]

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Ed ecco ora, per chiudere il cerchio, le ultime parole di Gesù a conclusione dell’Opera:

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“…A me in particolare dice poi Gesù:

«A proemio dell’Opera metterai il primo capitolo del Vangelo di Giovanni, dal versetto 1° al versetto 18° incluso. Così, integralmente come è scritto. Giovanni scrisse quelle parole, come te scrivesti tutte quelle riportate nell’Opera, sotto dettatura dello Spirito di Dio. Non vi è nulla da aggiungere o togliere, come non vi fu nulla da aggiungere o togliere alla orazione del Padre nostro e alla mia preghiera dopo l’Ultima Cena. Ogni parola di questi punti è gemma divina e non va toccata. Non c’è, per essi punti, che fare una cosa: pregare ardentemente lo Spirito Santo che ve li illumini in tutta la loro bellezza e sapienza.».[29] 

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