Dice Gesù: «Vieni, piccolo Giovanni. Ho tante cose da dirti per calmare il tuo soffrire.

                                                                                 Lezione odierna tratta dai Quaderni del 1944
Dice Gesù: «Vieni, piccolo Giovanni. Ho tante cose da dirti per calmare il tuo soffrire. Per prima cosa, vieni e bevi. Sei più fortunata di Giovanni. Egli appoggiò il capo sul mio petto non ancora ferito. Tu, tu vieni stretta sul mio petto squarciato e puoi bere l’amore che sgorga dal cuore ferito. Sta’ buona, sta’ quieta. Come una mamma tiene fra le braccia il bambino ammalato per consolarlo del suo soffrire, così Io ti tengo. Oh! tu non sai quanto hai fatto, quanto fai con questo tuo penare. Ti sembra non fare nulla perché non sai [fare] più altro che soffrire. Faimolto, molto di più di quando istruivi, pregavi, lavoravi per Me. Allora eri tu che facevi e mi davi quello che facevi, che volevi fare. Io lo accettavo, perché sono buono. Lo accettavo perché non sprezzo nulla. Lo accettavo perché le tue povere cose le facevo ricche con i meriti miei. Ora sono Io che faccio. E faccio tutto. Prendo tutto. Voglio tutto. Non ti lascio un picciolo della tua ricchezza di vita, di salute, di forza, di quiete, di libertà. Vita, salute, forza, quiete, libertà umana, si intende. Annullo tutto, sopprimo tutto. A te, donna, nulla. A te, anima, do Me: Tutto. Senti il tuo Maestro. Prima di dirti due cose che desideri sapere, voglio darti il programma di sofferenza per i tuoi giorni settimanali. E guardiamo le grandi categorie per cui si deve soffrire. Quelle per le quali ho sofferto anche Io nella Passione. Il Sacerdozio, i disperati, i peccatori, gli idolatri, le anime in attesa di tornare a Dio: ossia, per te, le anime purganti; per Me, allora, i giusti del Limbo. I giorni della settimana sono sette. Per la necessità di tre categorie avrebbero dovuto essere sette volte sette. Ma sette sono. E allora soffrirai così. La domenica, il lunedì e martedì per il Sacerdozio. Nel Sacerdozio includo tutti i consacrati di ogni genere e categoria. Perché tre giorni per loro soli? Perché, per il bisogno che ne hanno, non basterebbero tutti e sette. Cosa è il Sacerdozio per la massa dei fedeli? A che lo paragoneremo? Agli elementi vitali. La Terra potrebbe aver avuto vita e conservato vita senza luce, calore, acqua, aria? No. Non avrebbe potuto. Ebbene, prendi la Bibbia e leggi il suo primo capitolo. Che dice? “In principio Dio creò cielo e terra… Il primo giorno fece la luce” perché la Terra era coperta di tenebre e la vita non può esservi dove è perpetua tenebra. “Il secondo disse: ‘Sia il firmamento e separi le acque dalle acque'” perché per la vita terrestre ci voleva l’acqua. Ma questa non doveva essere tutta sul globo o tutta nel cielo. Ma bensì scendere quando era giusto, raccogliersi dove era giusto, risalire per quanto era giusto. Altrimenti la Terra sarebbe divenuta polvere o pantano. “Il terzo giorno creò il mare radunando le acque”. Il mare: l’enorme bacino per lo scarico di tutte le acque terrestri e per l’alimentazione di tutte le acque celesti che le nubi avrebbero poi sparso nuovamente sulla Terra. Tre giorni per preparare la Terra ad essere abitata, e nel terzo giorno la vestì d’erba e piante perché ormai poteva ricevere seme e farne un utile vegetale. Allora sulla Terra, su cui è già luce, acqua e aria, ecco che accende la fonte del calore, e col sole perfeziona la luce, e con le stelle e la luna vi regola le maree e le onde dei venti e delle acque celesti. Ecco la Terra pronta a ricevere gli animali; ultimo, nella Terra completata di ogni bene, l’uomo, il re. Se la settimana avesse più giorni, te ne avrei imposto quattro di penitenza per il Sacerdozio. Perché esso è necessario alla vita dello spiritocome i quattro elementi vitali alla Terra: luce, acqua, aria e fuoco. Ma come può esser luce se è spento o offuscato? Ma come può esser acqua se è arido? Ma come può esser respiro se è, di suo, asfittico? Ma come può esser fuoco se è gelo? O povere anime mie! Mie, perché vi ho conquistate col mio morire! Povere, povere anime mie che divenite sempre più deboli come steli ai quali venga a mancare aria, luce, calore e acqua, quanta pena mi fate! E quanto, quanto, quanto sdegno e ribrezzo coloro che non sanno, non vogliono, non vogliono e non vogliono assorbire i quattro elementi vitali per darli a voi! Perché sono, allora, costoro? Quale missione compiono? Quella che Io ho affidata al Sacerdozio? No. La missione del loro utile e del disperdere ciò che Io ho radunato. Oh! che solo un punto mi trattiene dal colpirli!… Maria, guarda e trema vedendo il mio Viso. Con questo Viso chiederò loro: “Che avete fatto dei miei figli, dei miei agnelli? Dove sono queste mie greggi? Perché sono divenute selvatici caproni? Perché giacquero sbranate dai quattro nemici dell’uomo: la carne, la scienza, il potere, il demonio? Perché accecati, feriti, dispersi, affamati, assetati, ignudi, analfabeti nello spirito, perseguitati, abbandonati, sono stati costretti a gridare: ‘Dio non c’è poiché non lo vediamo, non lo sentiamo, non lo conosciamo attraverso l’opera e la parola di quelli che si dicono sacerdoti di Dio’? Perché i migliori – quelli che hanno avuto il torto, agli occhi vostri, l’imperdonabile torto di essere migliori di voi nella fede, speranza e carità, nel sacrificio, nella castità, nel distacco da tutto che non fossi Io e Io crocifisso, quelli che riempii di pure acque e di scelta farina per gli affamati e i morenti di sete spirituale al posto delle cisterne che s’erano disseccate e dei granai in cui troppe tignole avevano fatto dimora, quelli che feci luce e calore per i cercanti nelle tenebre una guida a Dio e nel gelo un fuoco per non morire – perché questi li avete colpiti e crocifissi su una ‘vostra’ croce? Essi furono già sulla mia e vi sono stati volentieri, anche per voi. E bastava per la loro sofferenza, o servi presuntuosi e infingardi che non avete voluto soffrire mai nulla, neppure la stanchezza fisica, neppure l’umiliazione salutare di vedervi sorpassati in eroismo da questi miei servi fedeli che Io stringo al cuore perché per loro si è conservata la Luce e la Parola sulla Terra, stelle che splendono nei secoli, durante la loro parabola, perché il Cielo splenda sempre sugli uomini ed essi lo possano trovare e dire: ‘Là è Dio. Ecco che in quel raggio tremola la Parola di Dio ed io la posso udire ancora, quel tanto che mi basti per credere, sperare, amare; per salvarmi’. Bastava per la loro sofferenza. E voi vi siete affigliati a Satana per torturarli. Ma vedete? Essi sono stati medicati dalle vostre torture con il balsamo che esce dal mio Cuore. Hanno bevuto conforto, santa ebbrezza, pace e l’amore, l’amore di un Dio, stando così, come Io li tengo, stretti contro il Cuor mio”. Questo dirò loro. Ma tu dàmmi tre giorni di dolore per loro. È doloroso per Me, Pontefice eterno, vedere che il mio esercito sacerdotale è pieno di ignavi e di disertori. Il mercoledì lo darai al tuo Signore per “i tuoi poveri fratelli disperati”, come li chiami tu. Fratelli sì. Nessuno ti deve esser tanto fratello come colui che è povero, solo e malato. E i disperati sono poveri della povertà più grande. Hanno perduto tutto perdendo la speranza in Dio. Sono soli. Non vi è solitudine più vera di questa. È l’unica vera solitudine. Sono senza Dio. Sono malati. Una malattia che dà la morte. La vera morte. Bisogna guarirli, renderli a Dio, farli ricchi di Dio. Ma la tua fraternità è d’amore, non di natura. Tu non sei “disperata”. Credi, hai creduto d’esser all’inferno4 ed eri… eri in Paradiso perché servivi Me. Servi Me. Lo sei. Sei nel Getsemani e passi da questo alla Croce e dalla Croce a questo. Ma ad ogni elevazione mi posi sul cuore. Io sono che ti elevo. Ad ogni deposizione posi sul cuore di Maria. Poi torni al tuo Getsemani e alla tua croce. Ma vi vai col sapore del mio amore e col profumo del cuore immacolato della Mamma. Il giovedì soffrirai per la grande categoria degli idolatri. Idolatria non è solo adorare un idolo. Per Me è idolatria il culto di qual che sia che non sia il vero Dio. Sono idolatri tanto i selvaggi – anzi lo sono meno di molti civili che, pur conoscendo che vi è un Dio Uno e Trino, adorano mille idoli che vanno dal loro io all’io di un altro pari loro, e lungo questa via hanno molti altari a falsi dèi dal nome: denaro, potere, senso, scienza razionalista, ecc. ecc. –. Sono dunque per Me tanto idolatri i selvaggi quanto i civili, quando hanno culti nazionali o singoli non veri. Includi perciò nelle intenzioni del giovedì tutti coloro che devono conoscere il Nome Ss. di Dio ed il mio, coloro ai quali ancora non è nota la Croce come freccia che indica il Cielo, coloro che seguono una religione rivelata ma che non è la Religione, coloro che sono “cristiani” ma non cattolici. Una è la Chiesa: quella di Roma. Offri e soffri per coloro che una scienza errata fa idolatri della mente e coloro che una passione fa idolatri del cuore. Fa’ che tornino a Me. Io sono il vero Dio e non vi è altri superiore e all’infuori di Me. A Me deve darsi l’amore e il culto delle creature create dal Padre, redente dal Figlio, amate dallo Spirito. Il giovedì sia il giorno di dolore per tutti costoro. Una lontana sera di un giovedì, con la ferita del tradimento nel cuore, con l’eco dell’addio di mia Madre nel cuore, con la prescienza del prossimo complesso martirio nel cuore, il Figlio dell’Uomo, il Figlio di Dio, Io, ho pregato per tutti5: per quelli che erano “miei” e per quelli che sarebbero divenuti “miei” per la Parola che avevo detta e affidata ai miei amici e discepoli; ho pregato per quelli che si sarebbero, per eresia di un disgraziato, staccati dal tronco vivo della Chiesa romana, perché tornassero ad essere una cosa sola con essa e perciò con Me e col Padre; ho pregato infine per tutti gli uomini poiché per tutti Io morivo. Dio, mio Padre, mi aveva affidato tutta la razza umana. Io mi sono fatto Uomo per redimere e salvare i figli di Adamo. E Adamo fu uno. Non vi furono tanti Adami quante sono le razze della Terra. Ma un solo Adamo. Ed Io sono venuto per salvare la sua discendenza, quale che sia il suo colore, il suo punto di latitudine o longitudine, il suo grado di civiltà. E Io voglio che dove Io sono, ossia in seno al Padre, essi, tutti gli uomini, siano. Questo sarebbe la mia gioia come è la mia aspirazione. Prega dunque per questi che non sono in Me, o che ne sono usciti per errori dei padri loro o per errore delle loro menti orgogliose della larva di scienza che possiedono. Il venerdì sia per coloro che vivono la loro crocifissione spirituale nel Purgatorio cercando Dio e non potendolo ancora avere. Tu sai, come Io so6, cosa voglia dire sentirsi separati da Dio. Io so, tu non sai, il giubilo che rapì in un turbine di amore i giusti quando Io apparii un lontano venerdì e dissi: “L’attesa è finita. Venite a possedere Iddio”. Perché ogni venerdì i miei angeli possano dire a molti spiriti purganti questa parola, soffri e offri ogni venerdì. I beati sono le gemme nate dal Sangue che ho sparso sino all’estrema stilla il venerdì di Parasceve pasquale. Aprire ad un’anima il Regno e introdurla nella beatitudine è rendermi ciò che è mio. Giustizia dunque e amore per Me. Il sabato è il giorno della Mamma, ed Ella ti ha già chiesto7 di soffrire per i peccatori. Sia dunque ogni tuo sabato un fascio di spine che ti serri sul cuore perché s’infiori di rose da offrire a Maria. Ogni peccatore che torna a Dio è una rosa che tu deponi ai piedi della Madre, una rosa con cui Ella si deterge il pianto che le sgorga dal ciglio da quando la feci Madre dell’uman genere, così a Me nemico. E per te? La settimana è finita e il piccolo Giovanni non ha avuto un’ora di libertà per pensare a sé. A te ci penso Io. Io e la Mamma. E mentre tu fai quello che puoi, come puoi, malamente nonostante il tuo buon volere, Io e la Mamma facciamo per te, come Noi sappiamo. Se tu logorassi8 la vista, le labbra, le ginocchia e il cuore a pregare, a lavorare per te, non ti faresti che uno straccio di veste rispetto a quella regale che ti tesse Maria e che il tuo Gesù fa di porpora nel suo sangue; perché ti amiamo e vediamo che ci ami. Ora sei stanca. Riposa. Prima che il tempo pentecostale finisca, ti dirò ciò che desideri sapere. La mia pace sia in te.» Valtorta – Quaderni – 29 maggio 1944 ed. Cev

Related Articles

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.